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Search results “Lidiota dostoevskij recensione ristorante”
Ultime letture e TBR
 
17:04
Libri citati: "Possessione", Byatt "Germany", MacGregor "Resto qui", Balzano "L'idiota", Dostoevskij "Herzog", Bellow "Ho sposato un comunista", Roth
Come apprezzare Dostoevskij e vivere felici!
 
05:19
Se io per esempio dico Fedor Dostoevskij un sacco di gente scappa a gambe levate. Ma ti assicuro: non è una parolaccia! Blog: https://marcofreccero.wordpress.com Twitter: https://twitter.com/Marco_Freccero Facebook: https://www.facebook.com/insiemenelbuio/
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Dostoevskij e il male
 
04:17
Da tempo si ripete che la lettura di libri renda migliori le persone; che più si legge e più si diventa buoni. In pratica, il male sarebbe una mancanza di informazioni che si può facilmente superare con buone letture, ottimi film, viaggi (perché il viaggio aprirebbe la mente), e a quel punto l’umanità passerebbe la vita a tenersi per mano e a darsi tanti bacetti sulle guanciotte pienotte. Ma... sarà così? Blog: https://marcofreccero.wordpress.com Twitter: https://twitter.com/certi_racconti Facebook: https://www.facebook.com/insiemenelbuio/
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Cosa insegna Delitto e castigo?
 
04:26
Se io adesso dico Delitto e castigo tu fai un sospiro profondo e nella tua testa probabilmente si forma l’immagine di un mattone. Che errore! Blog: https://marcofreccero.wordpress.com Twitter: https://twitter.com/Marco_Freccero Facebook: https://www.facebook.com/insiemenelbuio/
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Giuseppe Civitarese, Ferdinando Scianna:  LA BELLEZZA DELLA SCELTA.  FRONTIERE DELLA PSICOANALISI
 
01:39:14
1° incontro del ciclo FRONTIERE DELLA PSICOANALISI LA BELLEZZA a cura di Società Psicoanalitica Italiana Centro Milanese di Psicoanalisi Cesare Musatti LA BELLEZZA DELLA SCELTA Giuseppe Civitarese, psicoanalista SPI, incontra Ferdinando Scianna, fotografo La scelta di un'inquadratura, di un soggetto accomuna il lavoro di un fotografo con quello di un analista che nel discorso di un paziente ricerca il "fatto scelto"? "La bellezza salverà il mondo" sostiene il principe Myskin ne "L'idiota" di Dostoevskij. Il fascino della bellezza sembra oggi non lasciarci indifferenti. Dopo il tramonto delle ideologie e delle utopie ci affidiamo dunque al richiamo della bellezza per ottenere qualche risposta alla nostra inquietudine postmoderna? Cosa sia mai la bellezza ha impegnato il pensiero degli uomini da molti secoli senza trovare del resto definizioni soddisfacenti, eppure tutti siamo sensibili ad essa, non solo come gusto, come eleganza, ma anche come tensione conoscitiva, che si esprime principalmente nell'arte. Intendiamo approfondire però, non delle teorie, ma delle esperienze mettendo a confronto l'esperienza della bellezza di chi si occupa di clinica con quella di chi la vive nel proprio lavoro creativo, declinandola in diversi campi PROGRAMMA http://casadellacultura.it/pdf/20-02-18-frontiere-della-psicoanalisi.pdf
Umiliati e offesi (1958) 1x4
 
01:13:07
Umiliati e offesi è il titolo di uno sceneggiato televisivo andato in onda in quattro puntate sul Programma Nazionale dal 27 settembre al 18 ottobre 1958. E' un autentico reperto di archeologia televisiva, salvato dall'oblio grazie alla pubblicazione in DVD. Tratto dal romanzo di Fëdor Dostoevskij, descrive la decadenza della nobiltà russa di fine Ottocento. Caratterizzato da un aspro realismo, rappresenta un'efficace descrizione delle umane miserie. Come dice il titolo, si tratta di persone che a vicenda si umiliano e si offendono. La classe socialmente più elevata è quella che può permettersi di calpestare tutte le altre, cui però appartengono qualità come l'umiltà, la bontà d'animo ed in definitiva una ricchezza interiore che ai ricchi ed agli aristocratici assolutamente non competono. Vittorio Cottafavi fruga con perizia in un mondo carico di intrecci, colpi di scena e sentimenti abissali. Enrico Maria Salerno e Vira Silenti regalano, ciascuno al proprio personaggio, un'inquietudine amorosa che parla all'animo dei telespettatori con immensa dolcezza. Superbo il resto del cast, che racchiude i migliori nomi della prosa di quel tempo: strepitosa Anna Maria Guarnieri, dilaniata da un tragico destino che non tarda ad arrivare; nella parte del cattivo c'è Mario Feliciani; Warner Bentivegna è lo svampito Alioscia; e nomi cari al grande pubblico come Evi Maltagliati, Ivo Garrani e Vittorio Sanipoli. Quattro intense puntate per uno dei primi teleromanzi di casa Rai, che fa rivivere sul piccolo schermo tutta la potenza della prosa dostoevskijana. Cast artistico principale: Vania: Enrico Maria Salerno Il padrone del caffè: Alfonso Casini Geremia Smith: Romolo Costa Schultz: Ezio Rossi Krigher: Carlo Pennetti Il portinaio: Corrado Sonni Il guardiano: Armando Furlai Natascia: Vira Silenti Anna Andreevna: Evi Maltagliati Ikmenev: Ivo Garrani Semion, servo: Claudio Duccini Matriona: Vittoria Di Silverio Alioscia: Warner Bentivegna Il Principe Pietro Valkovsky: Mario Feliciani L'editore: Mario Maresca Nelly: Anna Maria Guarnieri La Bubnova: Delizia Pezzinga Masloboev: Vittorio Sanipoli Alessandra Semenovna: Nietta Zocchi Marfa: Pina Cei Il Conte Nainsky: Giuseppe Mancini La Contessa Zinaida Simonova: Renata Negri Marfion Semenovic: Alberto Carloni Madame Albert: Nada Fraschi Katia: Anna Menichetti Trama: Il giovane scrittore Vania è innamorato di Natascia, la bella figlia di Ikmenev, l'uomo che lo ha cresciuto come un padre. Ma la ragazza è invaghita di Alioscia, il rampollo del principe Valkovsky, che incanta Natascia fino al punto di convincerla a scappare di casa. Il principe Valkovsky, un individuo malvagio e senza scrupoli, ostacola il rapporto mandando in rovina Ikmenev, il suo amministratore, e facendo in modo che il figlio abbandoni Natascia a vantaggio della ricca e nobile Katia. L'arrivo di Nelly, un'orfana fragile e inquieta, riporterà alla luce un lontano segreto e permetterà a Vania e Natascia di ritrovare se stessi e di dare inizio al loro amore.
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ripetizioni di italiano
 
00:33
il sentimento del contrario di Pirandelo deh
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Patrizia Gammaro Moroni, Enrico Reggiani: "La bellezza dei sensi"
 
01:34:48
4° incontro del ciclo FRONTIERE DELLA PSICOANALISI LA BELLEZZA a cura di Società Psicoanalitica Italiana Centro Milanese di Psicoanalisi Cesare Musatti LA BELLEZZA DEI SENSI Patrizia Gammaro Moroni, psicoanalista SPI, incontra Enrico Reggiani, professore di Linguaggi musicali in prospettiva storica L'esperienza sensoriale della musica ci coinvolge in una percezione del bello che ha qualcosa in comune con l'ascolto materno dei primi suoni emessi nell'infanzia e il dialogo con essi? 4° incontro del ciclo FRONTIERE DELLA PSICOANALISI LA BELLEZZA a cura di Società Psicoanalitica Italiana Centro Milanese di Psicoanalisi Cesare Musatti "La bellezza salverà il mondo" sostiene il principe Myskin ne "L'idiota" di Dostoevskij. Il fascino della bellezza sembra oggi non lasciarci indifferenti. Dopo il tramonto delle ideologie e delle utopie ci affidiamo dunque al richiamo della bellezza per ottenere qualche risposta alla nostra inquietudine postmoderna? Cosa sia mai la bellezza ha impegnato il pensiero degli uomini da molti secoli senza trovare del resto definizioni soddisfacenti, eppure tutti siamo sensibili ad essa, non solo come gusto, come eleganza, ma anche come tensione conoscitiva, che si esprime principalmente nell'arte. Intendiamo approfondire però, non delle teorie, ma delle esperienze mettendo a confronto l'esperienza della bellezza di chi si occupa di clinica con quella di chi la vive nel proprio lavoro creativo, declinandola in diversi campi PROGRAMMA http://casadellacultura.it/pdf/20-02-18-frontiere-della-psicoanalisi.pdf
Rita Corsa, Claudio Bartocci: LA BELLEZZA DELLA TEORIA. FRONTIERE DELLA PSICOANALISI
 
01:38:29
2° incontro del ciclo FRONTIERE DELLA PSICOANALISI. LA BELLEZZA a cura di Società Psicoanalitica Italiana, Centro Milanese di Psicoanalisi Cesare Musatti LA BELLEZZA DELLA TEORIA Rita Corsa, psicoanalista SPI, incontra Claudio Bartocci, matematico Può esserci una esperienza estetica nel costruire una teoria? La bellezza della matematica si confronta con la bellezza della teoria psicoanalitica di Freud. "La bellezza salverà il mondo" sostiene il principe Myskin ne "L'idiota" di Dostoevskij. Il fascino della bellezza sembra oggi non lasciarci indifferenti. Dopo il tramonto delle ideologie e delle utopie ci affidiamo dunque al richiamo della bellezza per ottenere qualche risposta alla nostra inquietudine postmoderna? Cosa sia mai la bellezza ha impegnato il pensiero degli uomini da molti secoli senza trovare del resto definizioni soddisfacenti, eppure tutti siamo sensibili ad essa, non solo come gusto, come eleganza, ma anche come tensione conoscitiva, che si esprime principalmente nell'arte. Intendiamo approfondire però, non delle teorie, ma delle esperienze mettendo a confronto l'esperienza della bellezza di chi si occupa di clinica con quella di chi la vive nel proprio lavoro creativo, declinandola in diversi campi PROGRAMMA http://casadellacultura.it/pdf/20-02-18-frontiere-della-psicoanalisi.pdf
Animali da bar
 
03:10
Sei animali notturni, illusi perdenti, provano a combattere, nonostante tutto, aggrappati ai loro piccoli squallidi sogni, a una speranza che resiste troppo a lungo. Del resto, qui tutto è venduto, sfruttato e contrattato. La morte e la vita, come ogni altra merce, si adeguano alle logiche del mercato. Uno spettacolo di Carrozzeria Orfeo.
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Michele Stuflesser, Aldo Bottoli: LA BELLEZZA DEL LUOGO
 
01:53:02
3° incontro del ciclo FRONTIERE DELLA PSICOANALISI. LA BELLEZZA Ciclo di incontri a cura di Società Psicoanalitica Italiana Centro Milanese di Psicoanalisi Cesare Musatti LA BELLEZZA DEL LUOGO Michele Stuflesser, psicoanalista SPI, incontra Aldo Bottoli, color & perception designer Come può contribuire alla cura la bellezza di un luogo? Gli ambienti di cura, comunità, reparti psichiatrici, sono solo uno sfondo anonimo e funzionale? "La bellezza salverà il mondo" sostiene il principe Myskin ne "L'idiota" di Dostoevskij. Il fascino della bellezza sembra oggi non lasciarci indifferenti. Dopo il tramonto delle ideologie e delle utopie ci affidiamo dunque al richiamo della bellezza per ottenere qualche risposta alla nostra inquietudine postmoderna? Cosa sia mai la bellezza ha impegnato il pensiero degli uomini da molti secoli senza trovare del resto definizioni soddisfacenti, eppure tutti siamo sensibili ad essa, non solo come gusto, come eleganza, ma anche come tensione conoscitiva, che si esprime principalmente nell'arte. Intendiamo approfondire però, non delle teorie, ma delle esperienze mettendo a confronto l'esperienza della bellezza di chi si occupa di clinica con quella di chi la vive nel proprio lavoro creativo, declinandola in diversi campi PROGRAMMA http://casadellacultura.it/pdf/20-02-18-frontiere-della-psicoanalisi.pdf
Monologo dell'assurdo (sono buona ma incarognita)
 
01:10
Monologo dell'assurdo su un volo dell'assurdo e le spese dell'assurdo.
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F. Dostoevskij, La Leggenda del Grande Inquisitore
 
17:07
legge valter zanardi La mia azione si svolge in Spagna, a Siviglia, al tempo piu pauroso dell'inquisizione quando ogni giorno nel paese ardevano i roghi per la gloria di Dio e con grandiosi autodafè si bruciavano gli eretici. Oh, certo, non è cosi che Egli scenderà, secondo la Sua promessa, alla fine dei tempi, in tutta la gloria celeste, improvviso "come folgore che splende dall'Oriente all'Occidente". No, Egli volle almeno per un istante visitare i Suoi figli proprio là dove avevano cominciato a crepitar i roghi degli eretici. Nell'immensa Sua misericordia, Egli passa ancora una volta fra gli uomini in quel medesimo aspetto umano col quale era passato per tre anni in mezzo agli uomini quindici secoli addietro. Egli scende verso le "vie roventi" della città meridionale, in cui appunto la vigilia soltanto, in un "grandioso autodafé", alla presenza del re, della corte, dei cavalieri, dei cardinali e delle piu leggiadre dame di corte, davanti a tutto il popolo di Siviglia, il cardinale grande inquisitore aveva fatto bruciare in una volta, ad majorem Dei gloriam, quasi un centinaio di eretici. Egli è comparso in silenzio, inavvertitamente, ma ecco - cosa strana - tutti Lo riconoscono. Spiegare perché Lo riconoscano, potrebbe esser questo uno dei piu bei passi del poema. Il popolo è attratto verso di Lui da una forza irresistibile, Lo circonda, Gli cresce intorno, Lo segue. Egli passa in mezzo a loro silenzioso, con un dolce sorriso d'infinita compassione. Il sole dell'amore arde nel Suo cuore, i raggi della Luce, del Sapere e della Forza si sprigionano dai Suoi occhi e, inondando gli uomini, ne fanno tremare i cuori in una rispondenza d'amore. Egli tende loro le braccia, li benedice e dal contatto di Lui, e perfino dalle Sue vesti, emana una forza salutare. Ecco che un vecchio, cieco dall'infanzia, grida dalla folla: "Signore, risanami, e io Ti vedrò", ed ecco che cade dai suoi occhi come una scaglia, e il cieco Lo vede. Il popolo piange e bacia la terra dove Egli passa.................. Il popolo si agita, grida, singhiozza; ed ecco in questo stesso momento passare accanto alla cattedrale, sulla piazza, il cardinale grande inquisitore in persona. È un vecchio quasi novantenne, alto e diritto, dal viso scarno, dagli occhi infossati, ma nei quali, come una scintilla di fuoco, splende ancora una luce……Ha visto tutto... …Aggrotta le sue folte sopracciglia bianche e il suo sguardo brilla di una luce sinistra. Egli allunga un dito e ordina alle sue guardie di afferrarlo. . . . . . .Le guardie conducono il Prigioniero sotto le volte di un angusto e cupo carcere nel vecchio edificio del Santo Uffizio e ve Lo rinchiudono. Passa il giorno, sopravviene la scura, calda, "afosa" notte di Siviglia. L'aria "odora di lauri e di limoni". In mezzo alla tenebra profonda si apre a un tratto la ferrea porta del carcere, e il grande inquisitore in persona con una fiaccola in mano lentamente si avvicina alla prigione. È solo, la porta si richiude subito alle sue spalle. Egli si ferma sulla soglia e considera a lungo, per uno o due minuti, il volto di Lui. Infine si accosta in silenzio, posa la fiaccola sulla tavola e Gli dice: - "Sei Tu, sei Tu?" - Ma, non ricevendo risposta, aggiunge rapidamente: - "Non rispondere, taci. E che potresti dire? So troppo bene quel che puoi dire. Del resto, non hai il diritto di aggiunger nulla a quello che Tu già dicesti una volta. Perché sei venuto a disturbarci? Sei infatti venuto a disturbarci, lo sai anche Tu. Ma sai che cosa succederà domani? lo non so chi Tu sia, e non voglio sapere se Tu sia Lui o soltanto una Sua apparenza, ma domani stesso io Ti condannerò e Ti farò ardere sul rogo, come il peggiore degli eretici, e quello stesso popolo che oggi baciava i Tuoi piedi si slancerà domani, a un mio cenno, ad attizzare il Tuo rogo, lo sai? Si, forse Tu lo sai", - aggiunse, profondamente pensoso, senza staccare per un attimo lo sguardo dal suo Prigioniero. Non dicevi Tu allora spesso: "Voglio rendervi liberi?". Ebbene, adesso Tu li ha veduti, questi uomini "liberi", - aggiunge il vecchio con un pensoso sorriso. - Si, questa faccenda ci è costata cara, - continua, guardandolo severo, - ma noi l'abbiamo finalmente condotta a termine, in nome Tuo. Per quindici secoli ci siamo tormentati con questa libertà, ma adesso l'opera è compiuta e saldamente compiuta. Non credi che sia saldamente compiuta? Tu mi guardi con dolcezza e non mi degni neppure della Tua indignazione? Ma sappi che adesso, proprio oggi, questi uomini sono piu che mai convinti di essere perfettamente liberi, e tuttavia ci hanno essi stessi recato la propria libertà, e l'hanno deposta umilmente ai nostri piedi. Questo siamo stati noi ad ottenerlo, ma è questo che Tu desideravi, è una simile libertà?". - lo tomo a non comprendere, - interruppe Aljòsa, - egli fa dell'ironia, scherza?
Il giocatore (1965) 1x2
 
01:10:50
Il giocatore è il titolo di uno sceneggiato RAI in due puntate trasmesso sul Programma Nazionale dal 21 al 28 febbraio del 1965 con la regia di Edmo Fenoglio, tratto dall'omonimo romanzo di Fëdor Dostoevskij, dettato in un mese ad Anna Grigorievna Snitkina (che diventerà in seguito sua moglie) e pubblicato nel 1866. Manca solo il palcoscenico, per il resto è come se fossimo a teatro. Il giocatore di Dostoevskij rivisitato da Fenoglio si traduce in un'opera dove gli attori (ottimo cast comprendente Warner Bentivegna, Carla Gravina, Tino Carraro, Mario Pisu, ma su tutti spicca l'impagabile Lina Volonghi) sono la storia stessa. La messa in scena è curata nei minimi dettagli, così come i costumi, anche se l'assenza di esterni (i pochi sono in studio) e di pause priva l'opera di respiro. Una stravagante famiglia sull'orlo del baratro e un testamento cui tutti anelano. Personaggi e interpreti: Aleksej Ivanovic: Warner Bentivegna Il Generale: Mario Pisu Marja Filippovna: Angela Lavagna Blanche: Giuliana Calandra Des Grieux: Gianfranco Ombuen La madre di Blanche: Karola Zopegni Polina Aleksandrovna: Carla Gravina Mezencov: Gilberto Mazzi Astley: Tino Carraro La Nonna: Lina Volonghi Potapyc: Fausto Guerzoni Marfa: Rina Franchetti Trama: La vicenda si svolge in Germania, in una fittizia città termale di nome Roulettenburg (probabilmente ispirata alla celebre cittadina renana Baden Baden), nella quale il casinò attira molti turisti. Aleksej Ivànovic è il precettore in una famiglia stravagante, composta da un vecchio generale innamorato pazzo di una giovane francese dal passato turbolento, mademoiselle Blanche, di due bambini dei quali è il maestro, dalla figliastra del generale, Polina Aleksàndrovna, della quale lui è innamorato senza essere ricambiato. Attorno a questo nucleo girano Mr.Astley, un ricco inglese, onesto e timido, anch'egli innamorato di Polina e il marchese francese des Grieux amato da Polina. Aleksej si trova spesso a giocare e vincere soldi per Polina, che necessita di grosse somme di denaro, poiché la famiglia è al limite della rovina. L'unica via di salvezza consiste nella morte della ricca 'baboulinka' (in russo "nonnina"), Antonida Vasil'evna. Tutti attendono con ansia l'arrivo, dalla Russia, della notizia del decesso della nonna, ma questa piomba improvvisamente in Germania, lasciando tutti di stucco, e si dedica con fervore al gioco della roulette insieme ad Aleksej. All'inizio tutto procede per il meglio ma poi la fortuna gira e la nonna perde la maggior parte dei suoi averi, con grande disperazione dei suoi familiari. A questo punto la catastrofe si abbatte sulla famiglia: sparita la prospettiva di una grossa eredità, la promessa sposa francese del generale perde interesse a lui e il marchese des Grieux fugge in Francia, lasciando sola e senza soldi la sfortunata Polina. Aleksej decide di giocare per aiutare economicamente Polina, e una sera in particolare vince una grossa somma; preso dalla follia pensa di scommettere tutti i soldi accumulati, ma all'ultimo secondo fugge via dal casinò e torna dall'amata. Polina quando scopre che ha giocato lo crede vizioso e si allontana da lui. Aleksej a questo punto viene convinto ad andare a Parigi da M.lle Blanche che, circuendolo con la sua bellezza, comincia a sperperargli tutti i soldi. A Parigi vengono raggiunti dal generale che finalmente riesce a sposare M.lle Blanche. Aleksej riprende il suo viaggio attraverso i casinò, costretto addirittura a fare il domestico. Un giorno incontra Mr.Astley che cerca in qualche modo di farlo rinsavire; ciononostante egli prosegue per la sua strada rimandando a..."domani" la sua definitiva redenzione dal vizio del gioco.
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uno nessuno centomila - Stefano Zanoli 1994
 
01:13:39
UNO, NESSUNO E CENTOMILA dal romanzo di Luigi Pirandello adattamento e regia di Stefano Zanoli Adattare per la scena il lavoro che, con evidenza, rappresenta l'aspetto più cerebrale e filosofico dell'opera pirandelliana ci ha posti davanti ad alcune stimolanti difficoltà. Volevamo comunque, questo è certo, evitare quei bozzettismi, quei manierismi da teatro borghese ai quali siamo purtroppo spesso costretti ed abituati. Per questo abbiamo concentrato l'attenzione sul percorso intellettuale e psicologico del protagonista e sulla conseguente evoluzione liberatoria, riducendo a delle semplici evocazioni, quasi dei flash-back, le figure e le situazioni di contorno. La trasposizione teatrale non ha comportato modifiche sostanziali: la scrittura stessa del romanzo contiene già infatti forti elementi di teatralità come, del resto, molta narrativa di Pirandello ( si pensi a "La morte addosso" o "La patente" che con pochi ritocchi dell'Autore sono passati dalla pagina scritta al palcoscenico). L'io narrante si trasforma quì, infatti, in un io "dialogante" con il suo lettore che diviene "coro", commentatore attivo, partecipe del racconto e della riflessione e, quasi come in una sorta di psicodramma, personaggio nel gioco della assunzione ed inversione di ruoli. Ed ecco che il pubblico, e quella parte rappresentativa di esso che seguirà la confessione di Vitangelo Moscarda salendo direttamente sul palcoscenico, sarà, anche per il solo fatto fisico dell' esserci, personaggio, coro appunto, di questa vicenda surreale. Moscarda non è semplicemente il ricco borghese della provincia siciliana, è il lato oscuro di Pirandello, quel progetto esistenziale che l'Autore non ha mai davvero chiarito fino in fondo; per fortuna! Non amando Egli, certo, la figura carismatica del moralista e lasciando così sospese tutte le ambiguità che nascono dalla consapevolezza che ogni essere rappresenta, alla fine, un mondo a se . Quel lato oscuro che lo porta spesso ai confini di un certo misticismo nietzscheano. E non potremmo leggere Moscarda come un ironico progetto di superuomo? Tutto il Novecento pervade quest'opera. Il titolo stesso contiene già il nucleo di quel " grado zero di scrittura" di beckettiana memoria . La vicenda tende a quello stesso limite infinitesimale da cui sono attratti Duchamp e tante avanguardie storiche . Idee, tensioni che attraversano tutto il Novecento e che abbiamo voluto evocare nella citazione magrittiana della scena ( sagome umane aperte come squarci verso l'assoluto ), nelle citazioni musicali: il minimalismo rock di John Zorn , la sospesa essenzialità di Eric Satie che anticipa di quasi un secolo le intuizioni di John Cage, il lirismo post-weberniano e post-moderno di Michel Nayman . Ma ciò che conta di più nel rivolgerci ad un pubblico di studenti è la comunicazione, il coinvolgimento attraverso una riduzione che, estrapolando da contesti storici e sociali la narrazione, proietti le sue tematiche nella nostra realtà e nella vita di tutti i giorni" .....Più amaro di tutti, profondamente umoristico, di scomposizione della vita: Moscarda uno, nessuno e centomila." Così Pirandello parla del suo romanzo in una lettera del 1912. fra le ultime, forse la più complessa opera dell'Autore, ebbe una gestazione lunga, meditata e sofferta. Iniziato nel 1909 il romanzo fu portato a termine solo nel 1926. Non fu dimenticanza o trascuratezza: l'opera, che si può definire come il distillato del pensiero e il testamento spirituale di Pirandello, fu come un'ossessione sempre presente nel suo lavoro vasto e articolato. talvolta da essa stralciò brani, riflessioni, pensieri che finirono in lavori di più immediato confronto col pubblico. Testo di forte teatralità non riuscì, non volle divenire forma scenica perchè la sua rappresentabilità è tutta interiore, tragica ed umoristica. Il pubblico non è semplice spettatore ma Coro, interlocutore attivo e presente nel gioco -razionale, lucido, talvolta feroce- del protagonista. per questo il nostro allestimento vuole recuperare, attraverso il coinvolgimento del pubblico, quella dimensione di confessione intima che ci porta a sentirci tutti un po' Vitangelo Moscarda. E la soluzione è una soluzione irrazionale ma vitale, quanto mai attuale, liberatoria, oltre la follia. Quella follia che attraversa tutta l'opera di Pirandello; fuga o dolorosa coscienza della realtà con la quale l'Autore dovette scontrarsi e convivere tutta la vita per la cronica sofferenza di Maria Antonietta, sua moglie, nonostante tutto amata e protetta. Ma se in altre opere la follia diviene pretesto per polemiche e rivincite sociali qui evolve in una guarigione. Non un rientro nella normalità, no, ma una sorta di ironica ascesi, di liberazione dai modelli del vivere sociale che, senza infingimenti, ci pone oggi, a settant'anni di distanza,il problema della nostra autenticità e, con sarcastico umorismo, ci dimostra quanto ciascuno di noi non sia altro che Uno, nessuno e centomila.
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Papà Goriot - Honoré de Balzac 2 di 2
 
01:32:08
Papà Goriot(1834) Honoré de Balzac (Tours, 20 maggio 1799 -- Parigi, 18 agosto 1850) http://it.wikipedia.org/wiki/Honor%C3%A9_de_Balzac ...Papà Goriot ha due figlie, Anastasie e Delphine (sposate rispettivamente con un conte e con un banchiere), che ama in modo patologico. Esse però lo vanno a trovare solo per ottenere soldi, in modo da soddisfare i loro capricci... http://it.wikipedia.org/wiki/Pap%C3%A0_Goriot Sceneggiatura e regia: Tino Buazzelli Cast: Tino Buazzelli - Paolo Ferrari - Anna Miserocchi - Carlo Simoni - Leda Palma - Graziella Galvani - Felice Andreasi Puntate: 2 Rete: Secondo Data: 06/02/1970 - 13/02/1970 http://it.wikipedia.org/wiki/Tino_Buazzelli
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espresso.repubblica.it.l'Espresso - Ignazio La Russa in 'Sbatti il mostro in prima pagina'.flv
 
01:10
Ignazio La Russa, Pdl, nel 1973 è in prima linea. Manifestazione non autorizzata dell'Msi, tra molotov, pistole e mazze ferrate, ci lascia la pelle un poliziotto. Oggi è Ministro della Difesa, e picchia i giornalisti. qui ulteriori news degli altri politici che fano i santarellini contro i violenti , ma poi hanno precedenti per violenza , resistenza ecc http://www.agoravox.it/Maroni-Alemanno-Co-eccoli-da.html
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